TERAPIA PRESCOLARE

Pubblicato il 28/09/2019


Questo principino è un brillantissimo e simpatico bambino di 4 anni che è arrivato al nostro studio perché, a volte, anche i suoi genitori e le persone a lui più familiari avevano difficoltà a capirlo. La sua storia è esemplificativa di tante altre storie...

Tra i vari suoni che sostituiva, ometteva e/o distorceva, non aveva ancora sviluppato la capacità di produrre i suoni "c" di "cane" e "g" di "gatto". Questi suoni sono tipici della lallazione ed emergono entro i primi 6/9 mesi nei bambini e nelle bambine con un normale sviluppo della produzione fonologica.
Alle numerose richieste della famiglia di aiutare il loro bambino affinché fosse capito dai familiari e da coetanei e coetanee, un accreditato centro di logopedia di Roma rispondeva che era troppo presto, consigliava di aspettare visto che il bambino capiva tutto ed era molto intelligente e, dunque,"non era il caso di appesantirlo con la terapia".

Non voglio neanche soffermarmi sull'aspetto tecnico per quale esiste un continuum tra il linguaggio orale e quello scritto e per il quale delle deboli competenze fonologiche (produzione dei suoni) possano portare a delle deboli competenze metafonologiche (quali, ad esempio, la capacità di "sentire" le rime, dividere in sillabe ed essere in grado di individuare il primo suono di una parola) che, a loro volta, sono i prerequisiti per la letto-scrittura, ovvero una vera e propria cerniera tra il linguaggio orale e quelli scritto. Di questo ne parlerò più approfonditamente nel futuro. Per ora mi basta sottolineare il fatto che 'aspettare' di intervenire sui suoni può sicuramente rappresentare una pericolosa àncora nello sviluppo dei prerequisiti della letto-scrittura.

Mi voglio invece soffermare su queste due foto che mostrano che con un pochino (ma proprio pochino) di inventiva, un gioco simpatico come memory, del materiale appropriato Carte, Coppie di Carte Con bambini Che gioCano Con un Cane, un Cuore, un Cappello ameriCano o Con un fiore, e bambini Che vanno in MaCCHina, il bambino, in un contesto adeguatamente strutturato, impara suoni e parole per lui "difficili" in modo ludico, divertente, e piacevole.

Non solo, ma oltre al lavoro prettamente fonologico (di produzione di suoni) queste due foto vogliono testimoniare come sia possibile stimolare il bambino anche in altre abilità quali indicare da sinistra a destra (prerequisito per la lettura e la scrittura), contare, capire grandezze più grandi e più piccole, e come sia possibile introdurlo a quello che, sì, può essere il magico mondo dei numeri.

Ritengo che imparare debba essere divertente, soprattutto per i più piccini che imparano TUTTO tramite il gioco!

Fare terapia con i bambini e le bambine piccole significa giocare con loro.

Sta al terapista riuscire ad ottenere i propri obiettivi (sempre scritti e condivisi con i genitori, sempre realistici, sempre misurabili) in un contesto ludico, piacevole ed empatico. Sta al terapista trovare le parole adeguate per fare capire al bambino o alla bambina il perché sta andando dalla "dottoressa della bocca", perché solo un bambino consapevole ed adeguatamente motivato può raggiungere degli obiettivi quali "dire le paroline difficili come i bambini di 5 anni!"

Giochiamo con i nostri piccoli e le nostre piccoline, giochiamo perché imparino, giochiamo perché migliorino durante il percorso di terapia!

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